Se la bellezza salverà la Terra

 A Palazzo Tiepolo Grassi, nel cuore di Venezia, sarà esposta la mostra Beauty and the Beast, inserita nel contesto della Biennale 2017 e visitabile fino al 26 novembre

 

Il nome è tratto dalla favola che tutti conosciamo, ma le implicazioni sono molte di più.  Beauty and the Beast  è una particolarissima mostra di arte contemporanea patrocinata dalla Fondation Valmont, la fondazione per l’arte del gruppo omonimo, che ha sempre considerato l’espressione contemporanea un vero e proprio pilastro.

Curata da Didier Guillon, Presidente e Direttore Artistico del Gruppo Valmont, e da Luca Berta e Francesca Giubilei, Beauty and the Beast, nel bellissimo Palazzo Tiepolo Grassi di Venezia sarà visitabile fino al prossimo 26 novembre e si inserisce nel contesto della Biennale.

Un’indagine difficile
Il tema della mostra è quantomeno arduo: si propone infatti di indagare il rapporto tra l’uomo e la natura. Una relazione caratterizzata da estrema bellezza, ma anche da mostruosità e bestialità. Un tema molto attuale espresso attraverso le opere di Judi Harvest e Quentin Garel, artisti di fama internazionale.

Garel, l’uomo e l’autodistruzione
I lavori di Garel, di grande potenza – siano essi schizzi o sculture in legno o in bronzo, che riproducono animali selvaggi o addirittura scheletri di creature preistoriche – contrassegnano l’uomo  come l’immagine archetipica della Bestia.
Questo aspetto rimanda simultaneamente al altri due temi: da un lato il legame che lo connette indissolubilmente alle altre specie, facendo esso stesso parte della natura; dall’altro, però, si evidenzia bene la perdita di umanità della nostra specie, sempre più corrotta dal desiderio di potere e di supremazia, che prevalgono decisamente sulla predisposizione naturale a dare e ricevere amore. L’uomo, però, in quanto parte della natura, non può fare a meno di innescare un processo di autodistruzione.

Le api messaggere di Harvest
Dall’altro lato della barricata ci sono le opere di Judi Harvest, in cui la natura è rappresentata dal regno delle api simbolo di un rapporto bilanciato, di cooperazione tra i singoli elementi, e allo stesso tempo di grande vulnerabilità.
In questo mondo magico e fragile, le api rappresentano le messaggere alate della natura, le antenne dei luoghi. Dalla vita delle api, dal loro incredibile e incessante lavoro, non dipendono soltanto loro stesse ma tutto il genere umano: a loro si devono l’esistenza e alla proliferazione di un vasto numero di piante. L’artista si ferma a lungo sul tema della dipendenza dell’uomo dalle api-messaggere, che con la loro opera garantiscono il mondo.

Una domanda-chiave
Questi due punti di vista non generano, però, una battaglia. I temi della mostra Beauty and the Beast percorrono i sentieri dell’amore e della redenzione. Presentano l’incontro tra l’uomo/bestia e le api/bellezza della natura.
Un messaggio positivo che parte da un esempio positivo: quello delle api, rappresentanti fragili di un ecosistema fragile. Ma quando l’uomo capirà questo messaggio?, sembrano chiedersi  (e chiedere) Garel e Harvest.
Una mostra davvero opportuna, soprattutto in un periodo storico in cui  temi come clima e ambiente sono tornati prepotentemente alla ribalta del dibattito.

Nelle foto: alcune immagini della mostra Beauty and the Beast, curata da Didier Guillon, Presidente e Direttore Artistico del Gruppo Valmont, e da Luca Berta e Francesca Giubilei

Comments are closed.