El cuor no se vende

L’ evento estivo organizzato da Valmont: un’occasione per riflettere (e scommettere) sull’arte (lontana dai circuiti)

Il titolo prende in prestito le parole – semplici, crude, lapidarie – di una scritta a spray su uno striscione rosso, nel Canal grande di Venezia.
El cuor no se vende, il cuore non si vende: un manifesto contro la speculazione e il mercantilismo rampante. Anche nell’arte, dove non dovrebbe esserci per definizione.
Questi titolo ha voluto Didier Guillon – proprietario del Gruppo Valmont e curatore della mostra – per l’evento d’arte contemporanea organizzato dalla sua fondazione.
Il vernissage è stato il 1° luglio nella splendida isola di Hydra – la Saint-Tropez della Grecia – e la mostra chiuderà i battenti domani, ultimo giorno di agosto.
Un viaggio magico (e non soltanto per il luogo che lo ha ospitato), che ha celebrato 16 artisti di fama internazionale - tra cui Isao Llorens Ishikawa, Quentin Garel, Lee Jung Woong, Yves Bélorgey – ma anche un’occasione unica per riflettere su un’arte che può ancora sfidare i mercati e i tragitti prestabiliti dal business.
Tutti i lavori che sono stati ospitati dall’archivio storico di Hydra, infatti, non sono stati scelti dai grandi circuiti nell’arco dell’ultimo quarto di secolo: “Nella mostra – dice Didier Guillon, soddisfatto – non trovate  Murakami, Fisher, Hirst or Koons: cioè quello che vi aspettereste di vedere. Trovate invece talenti nuovi, in tutti i senti, che hanno colpito il mio cuore perché hanno saputo scommettere su un ritorno all’etica creativa, all’artigianato, alla sostenibilità, invece che sulla speculazione”.
Una scelta coraggiosa, sia per gli artisti che per il curatore. Ma il coraggio spesso – e questo è uno dei casi – premia.

 

Nelle foto: alcuni scatti della mostra “El cuor no se vende”, nella splendida isola di Hydra

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