Gambero Rosso, le forchette più ambite

Tutte le sorprese (e le conferme) della Guida Ristoranti d’Italia 2016

Quest’anno nelle cucine italiane che contano se ne sono viste davvero di tutti i colori: dai “cambi di guardia” ai colpi di scena, alle chiusure e aperture repentine quanto inaspettate.
Raccoglie tutto questo la versione numero 26 della Guida ai Ristoranti d’Italia targata Gambero Rosso. In cifre: 2268 indirizzi, 250 novità, 3 nuove categorie.

Cosa cambia in cucina
Il variegato mondo della ristorazione ha, insomma, dovuto fare i conti con un pubblico più vasto (in parte merito della spettacolarizzazione televisiva del mondo degli chef), ma anche più competente e consapevole.
Chi oggi sceglie di mangiare bene, in genere, è contro ogni omologazione. Le esigenze, insomma, sono cambiate: perfino gli orari si sono diversificato. Per non parlare del fiorire di bistrot, griglierie, ristoranti vegetariani e vegani. Un panorama molto ampio, che tende a soddisfare tutti con proposte su misura.

Tra Gamberi e Forchette
Ecco le Tre Forchette, tutte milanesi: il primo riconoscimento è andato a Berton, seguito a ruota da Antonio Guida. La Lombardia conferma ancora il suo primato nella cucina regionale, con Tre Forchette e Tre Gamberi.
Tra i premiati anche l’Osteria Francescana di Modena e La Pergola del Rome Cavalieri di Roma
Il fascino delle trattorie e della loro atmosfera familiare conquista la Guida, che premia con Tre Gamberi: La Brinca di Ne, All’Osteria Bottega di Bologna e La Tana degli Orsi di Pratovecchio Stia.
I migliori wine bar? Le Giare dell’Hotel Rondò e Tre Boccali.

I premi speciali
Sono quelli che Gambero Rosso ha voluto assegnare quest’anno a quelle figure – a metà tra chef e personaggio degno di un racconto – che al meglio rappresentano il mondo della ristorazione nelle sue infinite sfumature.
A Lorenzo Viani, di Forte dei Marmi, è andato il riconoscimenti di ristoratore dell’anno per il suo infaticabile destreggiarsi tra sala, cantina e cucina. Novità dell’anno è invece L’Argine, a Vencò di Dolegna del Collio, per la sua progettualità e la valorizzazione del territorio.
Il miglior bistrot – come luogo di reinvenzione e tradizione insieme – è andato all’accogliente Donatella Bistrot di Oviglio.

Nelle foto: come cambiano le esigenze di chi vuole mangiare bene: cura nel dettaglio e menu personalizzati

 

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